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Alighieri, Dante
Convivio

V

Quando, ragionando per la prima parte, aperta è la sentenza di quella, procedere si conviene alla seconda; della quale, per meglio vedere, tre parti se ne vogliono fare, secondo che in tre versi si comprende. Ché nella prima parte io commendo questa donna interamente e comunemente sì nell'anima come nel corpo; nella seconda discendo a laude speziale dell'anima; nella terza a laude speziale del corpo. La prima parte comincia: Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira; la seconda comincia: In lei discende la virtù divina; la terza comincia: Cose appariscon nello suo aspetto; e queste parti secondo ordine sono da ragionare. Dice adunque: Non vede il sol, che tutto 'l mondo gira: dove è da sapere, a perfetta intelligenza avere, come lo mondo dal sole è girato. Prima dico che per lo mondo io non intendo qui tutto 'l corpo dell'universo, ma solamente questa parte del mare e della terra, seguendo la volgare voce, ché così s'usa chiamare: onde dice alcuno: quelli hae tutto lo mondo veduto, dicendo parte del mare e della terra. Questo mondo volse Pittagora e li suoi seguaci dicere che fosse una delle stelle, e che un'altra a lei fosse opposita, così fatta, e chiamava quella Anticthona; e dicea ch'erano ambe in una spera che si volvea da occidente in oriente (e per questa revoluzione si girava lo sole intorno a noi, e ora si vedea e ora non si vedea). E dicea che 'l fuoco era nel mezzo di queste, ponendo quello essere più nobile corpo che l'acqua e che la terra, e ponendo lo mezzo nobilissimo intra li luoghi delli quattro corpi simplici: e però dicea che 'l fuoco, quando parea salire, secondo lo vero al mezzo discendea. Platone fu poi d'altra oppinione, e scrisse in uno suo libro che si chiama Timeo, che la terra col mare era bene lo mezzo di tutto, ma che 'l suo tondo tutto si girava a torno al suo centro seguendo lo primo movimento del cielo; ma tardi molto, per la sua grossa materia e per la massima distanza da quello. Queste oppinioni sono riprovate per false nel secondo Di Cielo e Mondo da quello glorioso filosofo al quale la natura più aperse li suoi segreti; e per lui quivi è provato, questo mondo, cioè la terra, stare in sé stabile e fissa in sempiterno. E le sue ragioni, che Aristotile dice a rompere costoro ed affermare la veritade, non è mia intenzione qui narrare, perché assai basta alla gente a cu' io parlo, per la sua grande autoritade sapere che questa terra è fissa e non si gira, e che essa col mare è centro del cielo. Questo cielo si gira intorno a questo centro continuamente, sì come noi vedemo: nella cui girazione conviene di necessitade essere due poli fermi, e uno cerchio equalmente distante da quelli, che massimamente giri. Di questi due poli, l'uno è manifesto quasi a tutta la terra discoperta, cioè questo settentrionale; l'altro è quasi a tutta la discoperta terra celato, cioè lo meridionale. Lo cerchio che nel mezzo di questi s'intende, si è quella parte del cielo sotto la quale si gira lo sole, quando va coll'Ariete e colla Libra. Onde è da sapere che se una pietra potesse cadere da questo nostro polo, ella caderebbe là oltre nel mare Occeano, a punto in su quel dosso del mare dove se fosse uno uomo, la stella li sarebbe sempre in sul mezzo del capo. E credo che da Roma a questo luogo, andando diritto per tramontana, sia spazio quasi di dumilia settecento miglia, o poco dal più al meno. Imaginando adunque, per meglio vedere, che in questo luogo ch'io dissi sia una cittade e abbia nome Maria, dico ancora che se dall'altro polo, cioè meridionale, cadesse una pietra, ch'ella caderebbe in su quel dosso del mare Occeano ch'è a punto in questa palla opposito a Maria. E credo che da Roma là dove caderebbe questa seconda pietra, diritto andando per mezzogiorno, sia spazio di settemilia cinquecento miglia, o poco dal più al meno. E quivi imaginiamo un'altra cittade, che abbia nome Lucia. Èli, tra l'una e l'altra, mezzo lo cerchio di tutta questa palla, ed ispazio, da qualunque lato si tira la corda, di diecemilia dugento miglia, sì che li cittadini di Maria tengono le piante contra le piante di quelli di Lucia. Imaginisi anche uno cerchio in su questa palla, che sia in ciascuna parte sua tanto lungi da Maria quanto da Lucia. Credo che questo cerchio – secondo ch'io comprendo per le sentenze delli astrologi e per quella d'Alberto della Magna nel libro della Natura dei luoghi e in quello delle Propietadi delli elementi, e anco per la testimonianza di Lucano nel nono suo libro – dividerebbe questa terra discoperta dal mare Occeano, là nel mezzo die, quasi per tutta l'estremità del primo climate, dove sono intra l'altre genti li Garamanti, che stanno sempre quasi nudi; alli quali venne Catone col popolo di Roma, la segnoria di Cesare fuggendo. Segnati questi tre luoghi sopra questa palla, leggiermente si può vedere come lo sole la gira. Dico adunque che 'l cielo del sole si rivolge da occidente in oriente, non dirittamente contra lo movimento diurno, cioè del die e della notte, ma tortamente contra quello; sì che 'l suo mezzo cerchio, che equalmente è 'n tra li suoi poli, nel quale è lo corpo del sole, sega in due parti opposite lo mezzo cerchio delli due primi poli, cioè nel principio dell'Ariete e nel principio della Libra, e partesi per due archi da esso, uno ver settentrione e un altro ver mezzogiorno. Li punti di mezzo delli quali archi si dilungano equalmente dal primo cerchio, da ogni parte, per ventitré gradi e uno punto più; e l'uno punto è lo principio del Cancro, e l'altro è lo principio del Capricorno. Però conviene che Maria veggia nel principio dell'Ariete, quando lo sole va sotto lo mezzo cerchio delli primi due poli, esso sole girar lo mondo intorno giù alla terra o vero al mare, come una mola della quale non paia più che mezzo lo corpo suo; e questa veggia venire montando a guisa d'una vite d'un torno, tanto che compia novanta e una rota e poco più. E quando queste rote sono compiute, lo suo montare è a Maria quasi tanto quanto esso monta a noi nella mezza terra, ched è 'l giorno della mezza notte iguale. E se uno uomo fosse dritto in Maria e sempre al sole volgesse lo viso, vedrebbesi quello andare ver lo braccio destro. Poi per la medesima via par discendere altre novanta e una rota e poco più, tanto ch'elli gira intorno giù alla terra o vero al mare, sé non tutto mostrando; e poi si cela, e comincialo a vedere Lucia, la quale montare e discendere intorno sé allor lo vede con altrettante rote quante vede Maria. E se uno uomo fosse in Lucia dritto, sempre che volgesse la faccia in ver lo sole, vedrebbe quello andarsi nello braccio sinistro. Per che si può vedere che questi luoghi hanno un dì l'anno di sei mesi, e una notte d'altrettanto tempo; e quando l'uno ha lo giorno, l'altro ha la notte. Conviene anche che lo cerchio dove sono li Garamanti, come detto è, in su questa palla, veggia lo sole a punto sopra sé girare, non a modo di mola, ma di rota; la quale non può in alcuna parte vedere se non mezza, quando va sotto l'Ariete. E poi lo vede partire da sé e venire verso Maria novanta e uno die e poco più, e per altrettanti a sé tornare; e poi, quando è tornato, va sotto la Libra, e anche si parte e va ver Lucia novanta e uno die e poco più, e in altrettanti ritorna. E questo luogo lo quale tutta la palla cerchia, sempre ha lo die iguale colla notte, o di qua o di là che 'l sole li vada; e due volte l'anno ha la state grandissima di calore, e due piccioli verni. Conviene anche che li due spazii che sono in mezzo delle due cittadi imaginate e dello cerchio del mezzo, veggiano lo sole disvariatamente, secondo che sono remoti e propinqui a questi luoghi: sì come omai, per quello che detto è, puote vedere chi ha nobile ingegno, al quale è bello un poco di fatica lasciare. Per che vedere omai si puote che per lo divino provedimento lo mondo è sì ordinato che, volta la spera del sole e tornata ad uno punto, questa palla dove noi siamo in ciascuna parte di sé riceve tanto tempo di luce quanto di tenebre. O ineffabile sapienza che così ordinasti, quanto è povera la nostra mente a te comprendere! E voi a cui utilitade e diletto io scrivo, in quanta cechitade vivete, non levando li occhi suso a queste cose, tenendoli fissi nel fango della vostra stoltezza!